mercoledì 8 agosto 2007

Così fu (o mi parve)

Dopo tanto, tantissimo tempo (cinque mesi esatti), torno a scrivere su questo blog. E lo faccio per l'ultima volta. Strano a dirsi, ad otto mesi e mezzo dall'inaugurazione dello stesso. Appena cinque mesi fa vedevo questo spazio come un qualcosa di irrinunciabile, una fonte di libertà dalla quale attingevo molto volentieri, esprimendomi periodicamente ed affermando quel cacchio che mi passava per la testa: sciocchezze, soprattutto; anzi, cazzate. Ma erano le cazzate che passavano per la mia testa, ed in quanto tali cazzate particolari, speciali, di cui andavo fiero.
Ed allora pensai di curare questo blog con un certo impegno, nel tentativo di pubblicizzarlo il più possibile, nella speranza di farlo conoscere a decine, poi a centinaia, poi ancora a migliaia di persone, immaginandomele svegliarsi la mattina, ancora con gli occhi stropicciati, con il pensiero di collegarsi su questo blog, curiosi di constatare se ci fossero aggiornamenti.
Non è andata così, ma non è certamente per questo che abbandono il blog. In fondo, le mie soddisfazioni me le sono prese. A cominciare con il post "Dichiarazione di guerra a Kirby e Pegaso", che ritengo tuttora - lo ammetto, poco modestamente - un capolavoro dei miei neuroni, il quale credo abbia aiutato ed aperto gli occhi a molti giovani, e che ha fatto segnare il record di visite giornaliere (se non ricordo male, oltre 1000). Ed ancora, ogni tanto, noto che alcuni lasciano un commento, segno che a mesi di distanza la pagina viene ancora visitata e letta volentieri.
L'unico vero motivo del mio abbandono è piuttosto il lavoro che ho intrapreso proprio cinque mesi fa. Un lavoro che mi tiene impegnato dieci ore quotidiane per sei giorni alla settimana (sabato, domenica e festivi compresi nonchè obbligatori) che sinora mi ha regalato più delusioni che soddisfazioni: tra principali idioti ed ignoranti, clienti maleducati ed impazienti, camion da caricare e scaricare, prodotti da sistemare e prezzare, colleghi e colleghe a cui dare prematuramente e malvolentieri tristi addii, stanchezza e perdita di peso, monotonia, frequenti malesseri e straordinari non pagati, fare il commesso dove lo faccio io non è semplice. E se non vi bastasse, aggiungete che lo stipendio è di appena 500 euro mensili e che per due mesi e mezzo ho dovuto badare da solo a tutto, ma proprio a tutto, dato che le varie colleghe preferivano - comprensibilmente - fuggire. Il tutto, ovviamente, senza ottenere in cambio un'adeguata gratitudine da parte dei principali (e non mi riferisco prettamente ad un aumento di stipendio) i quali dovrebbero quanto meno prostrarsi alla mia vista. Ci sarebbe da scrivere un libro, penserete, ed è proprio quello che farò al termine di questa esperienza (previsto per metà settembre). Ci sarà da ridere e da riflettere, ve l'assicuro. Il titolo? Probabilmente "Ci avrei commesso!".
In ogni modo, siccome da Lassù evidentemente qualcuno si è accorto di quel ragazzo che perdeva un chilo e mezzo la settimana girovagando continuamente a destra e a manca, da qualche giorno mi ritrovo una collega. Una ragazza sulla quale, cognome ed altezza a parte, ho ben poco da ridire. Non nascondo che - in preda alla disperazione dei giorni antecedenti la sua assunzione - mi sarei accontentato anche di una ragazza brutta, antipatica, scema e pure incapace e svogliata, ma devo dire che ritrovarmi l'esatto opposto non mi dispiace affatto. Adesso sono molto più calmo, sereno, disponibile. Se dicessi che la mattina sono impaziente di andare a lavorare forse mi crederebbero in pochi, ma è la verità.
Ed è proprio grazie a questo benessere ritrovato che ho deciso di riprendere a scrivere, che poi è forse l'unica pratica che mi riesce discretamente. Se questo è l'ultimo post di questo blog, infatti, è perchè ne sto inaugurando uno su Windows Space Live, che cercherò di aggiornare con maggiore frequenza, approfittando soprattutto del giorno libero settimanale.
Sarà un blog sicuramente diverso da quello che è stato "Così è o mi pare", in cui tenterò di far conoscere tutto me stesso, senza farlo necessariamente con ironia, come ho erroneamente invece fatto sempre qui. In sostanza, smetterò di essere "Matteo" Pascal: quando mi andrà di ironizzare, ironizzerò; quando invece sarò incazzato, lo dimostrerò senza giri di parole nè nascondendomi dietro maschere pirandelliane. Pensandoci bene, è una delle cose che ho imparato da questa esperienza lavorativa: sarò diventato molto più intollerante ed incazzoso, ma ho imparato ad avere una maggiore autostima ed una notevole sicurezza dei miei mezzi. In fondo in fondo, molto meglio così!
Appuntamento a presto su

Nessun commento: